Descrizione
La Chiesa dello Spirito Santo, nata come chiesa dei Gesuiti di Pistoia e dedicata a sant'Ignazio, è il grande tempio barocco del centro: fuori una facciata nuda e severa, dentro un altare di Bernini e una tela di Pietro da Cortona.
L'interno segue il modello della chiesa del Gesù di Roma: un'unica navata con cappelle laterali comunicanti. In fondo, l'altare maggiore progettato da Gian Lorenzo Bernini nel 1668 incornicia l'Apparizione di Cristo a sant'Ignazio, la grande tela dipinta da Pietro da Cortona nel 1670.
Nella cappella Rospigliosi c'è una tela di Ludovico Gimignani con la Vergine e Cristo in gloria, circondati da una folla di santi, da san Domenico a santa Rosalia. Nella cappella Banchieri, la prima a sinistra, Ottaviano Dandini dipinse un Cristo deposto con santi gesuiti.
Da non trascurare gli organi: a metà della parete sinistra, sopra una piccola cantoria di marmo, c'è uno strumento del 1664 di Willem Hermans, in una cassa di legno dorato e finemente intagliato.
Tutto questo splendore ha una spiegazione di famiglia. La chiesa fu costruita dal 1647 per volere dei Rospigliosi, su disegno del gesuita Tommaso Ramignani, e della decorazione si occupò il cardinale Giulio Rospigliosi, che diventò papa con il nome di Clemente IX: ecco perché a Pistoia arrivarono Bernini e Cortona.
Il papa ordinò anche un secondo organo di fronte a quello di Hermans, ma furono costruite solo la cantoria e la facciata. Per tre secoli fu un organo finto. Solo nel 2008 l'organaro lucchese Glauco Ghilardi lo completò, ispirandosi agli organi barocchi tedeschi.
Il nome di oggi viene dai preti della Congregazione dello Spirito Santo, che presero il posto dei Gesuiti quando la Compagnia fu soppressa nel 1773. Dopo un lungo intervento di consolidamento, la chiesa è stata riaperta al culto nel 1988.
L'interno segue il modello della chiesa del Gesù di Roma: un'unica navata con cappelle laterali comunicanti. In fondo, l'altare maggiore progettato da Gian Lorenzo Bernini nel 1668 incornicia l'Apparizione di Cristo a sant'Ignazio, la grande tela dipinta da Pietro da Cortona nel 1670.
Nella cappella Rospigliosi c'è una tela di Ludovico Gimignani con la Vergine e Cristo in gloria, circondati da una folla di santi, da san Domenico a santa Rosalia. Nella cappella Banchieri, la prima a sinistra, Ottaviano Dandini dipinse un Cristo deposto con santi gesuiti.
Da non trascurare gli organi: a metà della parete sinistra, sopra una piccola cantoria di marmo, c'è uno strumento del 1664 di Willem Hermans, in una cassa di legno dorato e finemente intagliato.
Tutto questo splendore ha una spiegazione di famiglia. La chiesa fu costruita dal 1647 per volere dei Rospigliosi, su disegno del gesuita Tommaso Ramignani, e della decorazione si occupò il cardinale Giulio Rospigliosi, che diventò papa con il nome di Clemente IX: ecco perché a Pistoia arrivarono Bernini e Cortona.
Il papa ordinò anche un secondo organo di fronte a quello di Hermans, ma furono costruite solo la cantoria e la facciata. Per tre secoli fu un organo finto. Solo nel 2008 l'organaro lucchese Glauco Ghilardi lo completò, ispirandosi agli organi barocchi tedeschi.
Il nome di oggi viene dai preti della Congregazione dello Spirito Santo, che presero il posto dei Gesuiti quando la Compagnia fu soppressa nel 1773. Dopo un lungo intervento di consolidamento, la chiesa è stata riaperta al culto nel 1988.