Descrizione
La Chiesa di San Bartolomeo in Pantano è una delle chiese più antiche di Pistoia: nata come abbazia longobarda nell'VIII secolo, ha ancora l'aspetto romanico del XII, con una facciata a cinque archi e un interno in pietra nuda. Dentro custodisce un pulpito duecentesco e un grande Cristo dipinto nell'abside.
La facciata è scandita da cinque archi su colonne sottili, bordati da fasce di marmo bianco e verde, come un portico finto. Agli angoli e attorno all'arco centrale stanno leoni di pietra: due tengono sotto le zampe un uomo e un basilisco.
Sul portale maggiore, l'architrave attribuito a Gruamonte mostra Cristo fra gli apostoli, con Tommaso che gli tocca il costato per credere alla Resurrezione. Vi si leggono la data 1167 e il nome del committente, un certo Rodolfino.
L'interno a tre navate è spoglio e suggestivo, con il pavimento in cocciopesto e le pareti in conci di pietra. Nell'abside, su fondo azzurro, domina il Cristo in maestà fra santi e angeli, dipinto alla fine del Duecento e attribuito a Manfredino di Alberto.
Il pulpito di Guido da Como, scolpito a metà del Duecento, è uno dei pezzi forti della scultura medievale pistoiese; altre formelle, di un altro maestro, sono oggi murate in parete.
Il crocifisso di legno sull'altare maggiore è di uno scultore vicino ai modi di Giovanni Pisano. Fra le pale d'altare spicca la Madonna col Bambino e santi di Giovanni Maria Butteri, del 1596, considerata uno dei suoi capolavori.
La chiesa fu fondata fra il 726 e il 764 dal medico longobardo Gaidoaldo, poco fuori le mura. Il "pantano" del nome era il terreno fangoso del posto, legato ai cambi di corso del torrente Brana.
L'atmosfera antica dell'interno è in parte un restauro. Fra il 1951 e il 1961 si eliminarono secoli di aggiunte: furono rimesse in luce le pareti in pietra, riaperte le finestre strette e ritrovate le pitture dell'abside.
Il 24 agosto, festa del santo, è una delle feste più sentite della città. Da secoli ai bambini si fa un'unzione sulla fronte per proteggerli dagli spiriti, oggi anche contro i mali di gola; e si vendono le "corone", collane di pasta frolla con un grosso medaglione al centro.
Da non perdere
• L'architrave di Gruamonte.
• Il Cristo in maestà nell'abside.
• Il pulpito di Guido da Como.
• La pala di Giovanni Maria Butteri.
Lo sapevi?
• Fra il Quattrocento e il Settecento l'abbazia passò dai benedettini ai canonici lateranensi, detti "Rocchettini", e poi ai vallombrosani, prima di diventare parrocchia nel 1810.
La facciata è scandita da cinque archi su colonne sottili, bordati da fasce di marmo bianco e verde, come un portico finto. Agli angoli e attorno all'arco centrale stanno leoni di pietra: due tengono sotto le zampe un uomo e un basilisco.
Sul portale maggiore, l'architrave attribuito a Gruamonte mostra Cristo fra gli apostoli, con Tommaso che gli tocca il costato per credere alla Resurrezione. Vi si leggono la data 1167 e il nome del committente, un certo Rodolfino.
L'interno a tre navate è spoglio e suggestivo, con il pavimento in cocciopesto e le pareti in conci di pietra. Nell'abside, su fondo azzurro, domina il Cristo in maestà fra santi e angeli, dipinto alla fine del Duecento e attribuito a Manfredino di Alberto.
Il pulpito di Guido da Como, scolpito a metà del Duecento, è uno dei pezzi forti della scultura medievale pistoiese; altre formelle, di un altro maestro, sono oggi murate in parete.
Il crocifisso di legno sull'altare maggiore è di uno scultore vicino ai modi di Giovanni Pisano. Fra le pale d'altare spicca la Madonna col Bambino e santi di Giovanni Maria Butteri, del 1596, considerata uno dei suoi capolavori.
La chiesa fu fondata fra il 726 e il 764 dal medico longobardo Gaidoaldo, poco fuori le mura. Il "pantano" del nome era il terreno fangoso del posto, legato ai cambi di corso del torrente Brana.
L'atmosfera antica dell'interno è in parte un restauro. Fra il 1951 e il 1961 si eliminarono secoli di aggiunte: furono rimesse in luce le pareti in pietra, riaperte le finestre strette e ritrovate le pitture dell'abside.
Il 24 agosto, festa del santo, è una delle feste più sentite della città. Da secoli ai bambini si fa un'unzione sulla fronte per proteggerli dagli spiriti, oggi anche contro i mali di gola; e si vendono le "corone", collane di pasta frolla con un grosso medaglione al centro.
Da non perdere
• L'architrave di Gruamonte.
• Il Cristo in maestà nell'abside.
• Il pulpito di Guido da Como.
• La pala di Giovanni Maria Butteri.
Lo sapevi?
• Fra il Quattrocento e il Settecento l'abbazia passò dai benedettini ai canonici lateranensi, detti "Rocchettini", e poi ai vallombrosani, prima di diventare parrocchia nel 1810.