Descrizione
La Chiesa e convento di San Domenico è il grande complesso domenicano di Pistoia: una chiesa con un'unica ampia navata e il transetto, piena di tombe e altari di famiglie nobili, con due chiostri affrescati e opere dal Trecento al Seicento.
Da cercare è il monumento funebre di Filippo Lazzari, giurista pistoiese, scolpito nel 1462 da Bernardo e Antonio Rossellino, al primo altare di destra. Agli stessi scultori è attribuito il sepolcro del beato Lorenzo da Ripafratta, ancora oggetto di studi.
Lungo la navata si susseguono gli altari voluti dai Panciatichi, dai Cancellieri, dai Cellesi e da altre casate, che scelsero San Domenico come luogo di sepoltura. Tra le tele ci sono la Madonna del Rosario di Cristofano Allori (1610) e il San Carlo Borromeo con la famiglia Rospigliosi di Jacopo da Empoli.
Molto si deve a fra' Paolino, frate domenicano e pittore, seguace di Savonarola come tutto il convento pistoiese. Sono sue l'Adorazione dei Magi, la Crocifissione del 1533 e il Matrimonio mistico di santa Caterina: un chiostro porta il suo nome.
Nel chiostro grande Sebastiano Vini dipinse alla fine del Cinquecento le storie di san Domenico. Il chiostro piccolo ha lunette seicentesche con la vita della santa, ma dopo la guerra ne resta un solo lato.
Qui c'è anche la tomba del vescovo domenicano Andrea Franchi, che nel 1399, durante la peste, guidò la processione dei Bianchi. E nel convento, nel 1497, morì il celebre pittore fiorentino Benozzo Gozzoli.
Le origini sono avvolte nella leggenda: la tradizione voleva che l'avessero progettata due frati architetti di Santa Maria Novella, e Vasari parlò di un intervento di Giovanni Pisano, ma nessuna delle due notizie trova conferma. Il convento nacque a metà del Duecento.
La notte del 24 ottobre 1943 chiesa e convento furono colpiti duramente dai bombardamenti. Il restauro ha riportato al loro posto molte delle opere d'arte.
Da cercare è il monumento funebre di Filippo Lazzari, giurista pistoiese, scolpito nel 1462 da Bernardo e Antonio Rossellino, al primo altare di destra. Agli stessi scultori è attribuito il sepolcro del beato Lorenzo da Ripafratta, ancora oggetto di studi.
Lungo la navata si susseguono gli altari voluti dai Panciatichi, dai Cancellieri, dai Cellesi e da altre casate, che scelsero San Domenico come luogo di sepoltura. Tra le tele ci sono la Madonna del Rosario di Cristofano Allori (1610) e il San Carlo Borromeo con la famiglia Rospigliosi di Jacopo da Empoli.
Molto si deve a fra' Paolino, frate domenicano e pittore, seguace di Savonarola come tutto il convento pistoiese. Sono sue l'Adorazione dei Magi, la Crocifissione del 1533 e il Matrimonio mistico di santa Caterina: un chiostro porta il suo nome.
Nel chiostro grande Sebastiano Vini dipinse alla fine del Cinquecento le storie di san Domenico. Il chiostro piccolo ha lunette seicentesche con la vita della santa, ma dopo la guerra ne resta un solo lato.
Qui c'è anche la tomba del vescovo domenicano Andrea Franchi, che nel 1399, durante la peste, guidò la processione dei Bianchi. E nel convento, nel 1497, morì il celebre pittore fiorentino Benozzo Gozzoli.
Le origini sono avvolte nella leggenda: la tradizione voleva che l'avessero progettata due frati architetti di Santa Maria Novella, e Vasari parlò di un intervento di Giovanni Pisano, ma nessuna delle due notizie trova conferma. Il convento nacque a metà del Duecento.
La notte del 24 ottobre 1943 chiesa e convento furono colpiti duramente dai bombardamenti. Il restauro ha riportato al loro posto molte delle opere d'arte.