Descrizione
La Ex Chiesa del Tau è l'antica chiesa di Sant'Antonio Abate, nel centro di Pistoia: un edificio del Trecento, oggi sconsacrato, che nasconde uno dei grandi cicli di affreschi della città. Accanto c'è il convento, sede del Museo Marino Marini.
Il motivo per entrare sono gli affreschi di Niccolò di Tommaso, il pittore fiorentino della cerchia dell'Orcagna che li cominciò nel 1372 con alcuni aiuti, forse anche il pistoiese Antonio Vite. Coprono le pareti su tre fasce sovrapposte.
Una sopra l'altra si leggono le Storie dell'Antico Testamento, quelle del Nuovo Testamento e la vita di sant'Antonio, l'eremita a cui era dedicata la chiesa. È un racconto continuo, da seguire parete dopo parete.
Il nome viene dalla croce a forma di T, il tau, che i religiosi dell'ordine di Sant'Antonio portavano cucita sulla veste: ricorda il bastone su cui il santo si appoggia nelle immagini. Le campagne intorno si rivolgevano a lui per proteggere gli animali domestici.
Anche quando i frati non c'erano più, nel Cinquecento, il culto restava vivo grazie alle feste del santo, sacre e profane.
La chiesa fu fondata nel 1361 da fra Giovanni Guidotti, a capo della casa di Sant'Antonio a Firenze, insieme al convento, nello spazio lasciato libero dalla demolizione della seconda cerchia di mura, con il beneplacito dell'abate generale dell'ordine.
Il complesso comprendeva anche un ospedale e un oratorio. Il convento visse un periodo di prosperità sotto papa Leone X, poi cominciò un lungo declino.
Gli affreschi sono sopravvissuti a una storia difficile. Dopo la soppressione dell'ordine, alla fine del Settecento, la chiesa fu venduta, divisa in più piani e trasformata in abitazioni. Solo i restauri cominciati nel 1962 hanno riportato alla luce il ciclo dipinto. Dal 2014 chiesa e convento sono gestiti dallo Stato, oggi tramite la Direzione regionale Musei della Toscana.
Il motivo per entrare sono gli affreschi di Niccolò di Tommaso, il pittore fiorentino della cerchia dell'Orcagna che li cominciò nel 1372 con alcuni aiuti, forse anche il pistoiese Antonio Vite. Coprono le pareti su tre fasce sovrapposte.
Una sopra l'altra si leggono le Storie dell'Antico Testamento, quelle del Nuovo Testamento e la vita di sant'Antonio, l'eremita a cui era dedicata la chiesa. È un racconto continuo, da seguire parete dopo parete.
Il nome viene dalla croce a forma di T, il tau, che i religiosi dell'ordine di Sant'Antonio portavano cucita sulla veste: ricorda il bastone su cui il santo si appoggia nelle immagini. Le campagne intorno si rivolgevano a lui per proteggere gli animali domestici.
Anche quando i frati non c'erano più, nel Cinquecento, il culto restava vivo grazie alle feste del santo, sacre e profane.
La chiesa fu fondata nel 1361 da fra Giovanni Guidotti, a capo della casa di Sant'Antonio a Firenze, insieme al convento, nello spazio lasciato libero dalla demolizione della seconda cerchia di mura, con il beneplacito dell'abate generale dell'ordine.
Il complesso comprendeva anche un ospedale e un oratorio. Il convento visse un periodo di prosperità sotto papa Leone X, poi cominciò un lungo declino.
Gli affreschi sono sopravvissuti a una storia difficile. Dopo la soppressione dell'ordine, alla fine del Settecento, la chiesa fu venduta, divisa in più piani e trasformata in abitazioni. Solo i restauri cominciati nel 1962 hanno riportato alla luce il ciclo dipinto. Dal 2014 chiesa e convento sono gestiti dallo Stato, oggi tramite la Direzione regionale Musei della Toscana.