Descrizione
Il Museo Civico di Pistoia è il principale museo d'arte della città, ospitato nel Palazzo degli Anziani, il palazzo comunale trecentesco di piazza del Duomo. Sette secoli di pittura, dal Duecento all'Ottocento, raccontano Pistoia e il suo rapporto, ora di dipendenza ora di orgoglio, con Firenze. Nel mezzanino c'è anche il Centro di documentazione dedicato all'architetto Giovanni Michelucci.
Il percorso parte dalle tavole più antiche, su fondo oro. La prima da cercare è il San Francesco con le storie della sua vita, attribuito a Coppo di Marcovaldo: il santo al centro, intorno i suoi miracoli e quelli dopo la morte, scena dopo scena.
Accanto stanno il Compianto di Cristo di Lippo di Benivieni e la Madonna e Santi del Maestro del 1310. La sezione più ricca è quella del Cinquecento, con le grandi pale d'altare: la Sacra Conversazione di Lorenzo di Credi, quella di Ridolfo del Ghirlandaio e la Madonna della Pergola del pistoiese Bernardino Detti.
Al secondo piano si passa al Sei e Settecento, con Ero e Leandro di Giacinto Gimignani e il Giudizio di Mida di Jacopo Chimenti. A parte sta la collezione Puccini, arrivata dalla villa di Scornio: fra le opere, il ritratto di Niccolò Puccini di Giuseppe Bezzuoli.
Il Centro di documentazione Giovanni Michelucci conserva oltre 2.000 disegni e circa 300 progetti del grande architetto, dalle prime opere agli ultimi anni. Fra i suoi lavori ci sono la chiesa di San Giovanni Battista dell'Autostrada, quella di Longarone e, a Pistoia, la Borsa Merci e la chiesa della Vergine.
Prima di entrare vale la pena guardare la facciata del palazzo. Al centro c'è un grande stemma dei Medici con ornamenti in bronzo, in onore di papa Clemente VII.
A sinistra del finestrone centrale sporge una testa di marmo nero, con una mazza ferrata e delle chiavi appese sotto. La tradizione la attribuisce a Grandonio de' Ghislieri, eroe semileggendario di una spedizione nelle Baleari; secondo altri è il traditore Filippo Tedici, esposto come la testa di un condannato.
Le chiavi, dette "delle Baleari", sarebbero in realtà quelle delle carceri cittadine, aperte nel 1399 durante le processioni di penitenza. E il palazzo stesso ha una storia di efficienza sorprendente: nel 1339, per ampliarlo, il Comune espropriò e risarcì le case vicine in soli ventisei giorni.
Da non perdere
• Il San Francesco di Coppo di Marcovaldo.
• Le Sacre Conversazioni del Cinquecento.
• La collezione Puccini.
• La testa di marmo nero sulla facciata.
Lo sapevi?
• Il palazzo è detto anche "di Giano", dal podestà Giano della Bella, che però fece solo i primi acquisti di case.
Il percorso parte dalle tavole più antiche, su fondo oro. La prima da cercare è il San Francesco con le storie della sua vita, attribuito a Coppo di Marcovaldo: il santo al centro, intorno i suoi miracoli e quelli dopo la morte, scena dopo scena.
Accanto stanno il Compianto di Cristo di Lippo di Benivieni e la Madonna e Santi del Maestro del 1310. La sezione più ricca è quella del Cinquecento, con le grandi pale d'altare: la Sacra Conversazione di Lorenzo di Credi, quella di Ridolfo del Ghirlandaio e la Madonna della Pergola del pistoiese Bernardino Detti.
Al secondo piano si passa al Sei e Settecento, con Ero e Leandro di Giacinto Gimignani e il Giudizio di Mida di Jacopo Chimenti. A parte sta la collezione Puccini, arrivata dalla villa di Scornio: fra le opere, il ritratto di Niccolò Puccini di Giuseppe Bezzuoli.
Il Centro di documentazione Giovanni Michelucci conserva oltre 2.000 disegni e circa 300 progetti del grande architetto, dalle prime opere agli ultimi anni. Fra i suoi lavori ci sono la chiesa di San Giovanni Battista dell'Autostrada, quella di Longarone e, a Pistoia, la Borsa Merci e la chiesa della Vergine.
Prima di entrare vale la pena guardare la facciata del palazzo. Al centro c'è un grande stemma dei Medici con ornamenti in bronzo, in onore di papa Clemente VII.
A sinistra del finestrone centrale sporge una testa di marmo nero, con una mazza ferrata e delle chiavi appese sotto. La tradizione la attribuisce a Grandonio de' Ghislieri, eroe semileggendario di una spedizione nelle Baleari; secondo altri è il traditore Filippo Tedici, esposto come la testa di un condannato.
Le chiavi, dette "delle Baleari", sarebbero in realtà quelle delle carceri cittadine, aperte nel 1399 durante le processioni di penitenza. E il palazzo stesso ha una storia di efficienza sorprendente: nel 1339, per ampliarlo, il Comune espropriò e risarcì le case vicine in soli ventisei giorni.
Da non perdere
• Il San Francesco di Coppo di Marcovaldo.
• Le Sacre Conversazioni del Cinquecento.
• La collezione Puccini.
• La testa di marmo nero sulla facciata.
Lo sapevi?
• Il palazzo è detto anche "di Giano", dal podestà Giano della Bella, che però fece solo i primi acquisti di case.