Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee

Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee

Via Sant'Andrea 18. (Apri la mappa)

Descrizione

Palazzo Fabroni è il museo di arte contemporanea di Pistoia, in un palazzo nobiliare di fronte alla pieve di Sant'Andrea. Ha una collezione permanente nata dalle donazioni degli artisti che qui hanno esposto, dall'Arte Povera alla Minimal Art, e ospita mostre. Le sale sono quelle di una vera casa nobile, non di un museo costruito apposta.

Il percorso comincia al primo piano, intorno al grande salone a doppia altezza dove sulle pareti domina la Scultura d'ombra di Claudio Parmiggiani. Le prime sale sono dedicate a tre pistoiesi, Mario Nigro, Gualtiero Nativi e Agenore Fabbri, attivi nell'Astrattismo e nell'Informale.

Una sala è tutta per Fernando Melani, artista pistoiese che attraversò quasi tutte le strade dell'astrattismo, dal Surrealismo all'Arte Povera: qui ci sono le opere più grandi e alcuni progetti che non trovavano posto nella sua casa-studio in corso Gramsci.

Seguono le opere donate al Comune dagli artisti che dal 1990 hanno fatto qui una mostra: un viaggio dall'Arte Povera al Concettuale, dalla Minimal Art alla Poesia visiva, tra nomi come Jannis Kounellis, Enrico Castellani, Luciano Fabro e Daniel Spoerri.

Una sala del primo piano è dedicata ai ritratti di artisti del fotografo Aurelio Amendola, donati nel 2011: Burri, De Chirico, Marini, Warhol. Il percorso si chiude con le foto di Mario Carnicelli sui funerali di Palmiro Togliatti del 1964 e con un'installazione di Federico Gori pensata per la sala.

L'edificio parte da lontano. Nel 1353 se ne parla come di un «palagio»; comprato in quegli anni dai Dondori, aveva l'aspetto di una casa-torre, e la famiglia ci abitò per quasi tre secoli. Nel 1620 passò agli eredi dei Fabroni, che lo ristrutturarono da cima a fondo.

Sul retro si apre un portico continuo sul giardino, che dava alla casa di città il respiro di una villa di campagna.

Sulla facciata curva, di stile manierista fiorentino, i tre ordini di finestre hanno frontoni diversi, e sul portone c'è lo stemma di famiglia con tre martelli. I Fabroni vi abitarono fino ai primi dell'Ottocento; poi andò al genero dell'ultimo, il marchese Mazzarosa, e nel 1861 le sue figlie lo vendettero al Comune.

Fu sede della sottoprefettura, dal 1928 al 1945 della federazione fascista e poi, per una ventina d'anni, di una scuola media. Dopo un lungo restauro, dal 1990 è diventato il centro di arti visive contemporanee.

Da non perdere
• La Scultura d'ombra di Parmiggiani.
• La sala di Fernando Melani.
• I ritratti di Amendola.
• Il portico sul giardino.

Lo sapevi?
• La passatoia che oggi collega il secondo piano sul salone mostra parti di mura e finestre in cotto, forse dell'antico palagio.
• Il grande salone centrale fu ricavato solo alla fine dell'Ottocento.